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Scegliere un sistema cablato, rispetto a uno radio, è spesso una questione di stabilità assoluta e manutenzione ridotta. Ecco i motivi principali in sintesi:
Inattacabilità dai “Jammer”: I sistemi radio possono essere disturbati da dispositivi ( Jammer ) che saturano le frequenze , rendendo difficile la comunicazione tra i sensori e la centralina. Un cavo fisico non può essere “oscurato” via etere.
Affidabilità del segnale: Non soffre di interferenze causate da altri apparecchi domestici ( WI FI, microonde, cordless ) o da ostacoli strutturali come muri spessi o schermature metalliche.
Addio alle batterie: In impianto via radio è necessario cambiare le batterie di ogni sensori ogni 2/3 anni. Un impianto filare, non ha questo inconveniente.
Economicamente più vantaggioso: Anche  economicamente presentano dei vantaggi, sia al momento dell’acquisto sia nel tempo grazie alla minore manutenzione richiesta.

Questa è la preoccupaione numero uno. Chiunque teme polvere e lavori edili. Questa tuttavia non è una risposta facile perchà dipende da varie circostanze. Se lo stabile dove è destinato il sistema è molto vecchio, non ci sono molte alternative. Quasi sempre l’impianto elettrico risulta essere congestionato, realizzato con tubature sottili e quindi a meno che non si ricorra a canaline esterne, l’installazione risulta impraticabile, quindi occorre ricorrere al sistema via radio. Anche gli stabili nuovi presentano degli ostacoli perchè se da un lato è possibile sfruttare l’impianto elettrico per passare alcuni cavi, non sempre è possibile portare i conduttori ad esempio alle finestre per predisporre la protezione perimetrale. Fortunatamente anche questo problema può essere risolto con l’impiego di sistemi ibridi.
Se lo stabile è in costruzione o in ristrutturazione, il problema non si pone in quanto tutto viene predisposto preventivamente.

Senza alcun dubbio, l’installazione di un impianto di allarme via filo. risulta essere molto più complicata rispetto all’equivalente via radio e questo certamente ha un impatto sui costi di messa in opera. Bisogna però considerare che i vantaggi dell’impianto cablato si riscontrano nel tempo perchè la minore manutenzione, giustifica ampiamente il maggiore onere iniziale.

Assolutamente No ! La centrale di allarme, contiene una batteria di Backup di capacità proporzionata alle dimensioni del sistema. Questo accumulatore, ha il compito specifico di mantenere l’impianto in funzione quando dovessero manifestarsi mancanze di corrente. Ovviamente l’autonomia non è infinita ma risulta essere di alcune ore. Per l’importanza di tale componente, è importante sostituire l’accumulatore ogni tre quattro anni per assicurarsi che il sistema non si spenga in caso di prolungati blackout.

Si, tecnicamente è possibile. Bisogna comunque tenere presente che l’aggiunta di un sensore richiede la stesura del relativo conduttore. Se possibile si porta il cavo attraverso l’impianto elettrico, ma se il punto dove deve andare il dispositivo risulta essere irragiungibile, bisogna ricorrere ad una soluzione ibrida. Con l’impiego di un ricevitore radio, può essere usato un rilevatore wireless.

Sicuramente è la cosa migliore da fare. Le nostre centrali AVS ULTRA, permettono di configurare nel sistema di allarme fino a trenta telecamere IP con protocollo Onvif (S). Sfruttando le funzionalità di analisi video delle telecamere, il sistema raggiungerebbe un altissimo livello di stabilità e immunità ai falsi allarmi dovuti alla minore precisione di rilevamento dei tradizionali sensori da esterno. Anche in questo caso, è necessario portare un cavo di rete per ogni telecamera, quindi se lo stabile è ancora in costruzione/ristrutturazione, è conveniente predisporre prima.

La soluzione è senza dubbio l’uso di un sistema wireless. Un buon antifurto wireless oggi non è più il giocattolo di una volta ma un sistema tecnologico avanzato che punta su qualità di installazione e connettività intelligente. Ecco le caratteristiche che definiscono un prodotto di alta qualità:
Trasmissione in doppia o in tripla frequenza: I modelli economici usano una sola frequenza ( spesso 433 MHz ) facile da disturbare. Un buon sistema wireless è multifrequenza ( es. 433 MHz e 868 MHz ) e utilizza il Frequency Hopping: se rileva un’interferenza su un canale, salta istantaneamente sull’altro.
Protocollo Crittografato e Bidirezionale: Il segnale tra sensore e centrale è protetto per evitare che un haker possa clonare un radiocomando o oscurare i sensori. Inoltre, la centrale non si limita a ricevere i segnali ma “interroga” i sensori costantemente ( polling ). Se un sensore sparisce o viene manomesso la centrale genera un allarme di manomissione. Gestione avanzata dell’energia: Un buon sistema di allarme non richiede la sostituzione delle batterie ogni sei mesi. I sensori di fascia alta gestiscono i consumi in modo intelligente, garantendo un’autonomia delle batterie che va dai tre ai cinque anni, inviando una notifica sullo smartphone quando le batterie sono basse. Tecnologia Anti-Jamming: E’ il cuore della sicurezza wireless. Un ottimo impianto monitora il rumore di fondo ambientale: se rileva un tentativo di oscuramento delle frequenze ( Jamming ), invia un avviso prioritario all’utente.

Non necessita di passaggio cavi, quindi non sono necessari interventi invasivi quali ad esempio opere murarie, posa di tubazioni e stesura di cavi. Le periferiche possono essere installate esattamente nel punto desiderato privilegiando la sicurezza e l’estetica. Non avendo vincoli di cablaggio, l’installazione è generalmente più rapida.
Risolve il problema di installare un antifurto in siti dove gli impianti elettrici risultano essere vecchi, carenti e impercorribili. L’antifurto wireless è la soluzione ideale per la protezione di edifici sottoposti a vincoli particolari quali belle arti etc. L’unica alternativa sarebbe la rinuncia al sistema di sicurezza.

Non è possibile utilizzare qualunque tipo di periferica: alcune tecnologie consumano ancora troppa energia per poter essere alimentate a batteria e non sono quindi disponibili in versione wireless.
Ogni marca o azienda, impone l’impiego dei propri dispositivi, quindi non è pensabile usare con la centrale di marca “X”, le periferiche di marca “Y”.
Necessita della sostituzione periodica delle batterie per tutte le periferiche e in alcuni casi anche di quelle contenute all’interno della centrale e della sirena.
Rispetto ad un impianto via filo di pari caratteristiche, ha costi di manutenzione maggiori dovuti proprio alla sostituzione delle batterie inserite nelle periferiche. Va infatti ricordato che queste batterie non sono ricaricabili e che molti costruttori per aumentare la durata delle stesse ricorre a costose batterie al Litio spesso di difficile reperibilità.

Per rilevare il tentativo di intrusione, sia in un impianto via filo, sia in un impianto wireless, devono essere installati dei sensori o delle periferiche che devono essere applicati laddove si ritiene necessario. Possono essere semplici contatti per porte o finestre, rilevatori da esterno, rilevatori di presenza da interno etc. Nel caso uno di questi dispositivi rilevasse un’effrazione, deve comunicarlo alla centrale che provvederà a gestire questo evento mediante l’invio di messaggi telefonici vocali o SMS, e l’attivazione della o delle sirene. Tra la centrale di allarme e le periferiche, deve quindi esserci un dialogo. In un impianto via filo, questo dialogo avviene mediante i cavi, mentre nel caso degli antifurto wireless, questo dialogo avviene mediante onde radio. Proprio qui risiede la risposta. Infatti, in mancanza di un collegamento fisico via filo, lo stesso contatto magnetico montato sulla porta di ingresso può interagire con la centrale solo se lavora insieme ad un trasmettitore che invia alla stessa l’informazione di “porta aperta”, “porta chiusa” etc. La stessa regola vale per tutti i dispositivi facenti parte del sistema wireless. Nello stesso tempo, la centrale di allarme, deve essere dotata di un ricevitore capace di interpretare le segnalazioni provenienti da quello che viene definito “il campo” e azionare quanto necessario. Proprio per la presenza di questi apparati ricetrasmittenti, il costo degli antifurto wireless, è sempre maggiore dell’equivalente a filo.

Se l’impianto di allarme è stato costruito con sapienza e competenza e utilizzando componenti di qualità non è facile neutralizzare un antifurto via radio. Gli attacchi possibili sono diversi, ma evitando di discutere su quelli più rozzi e inefficaci, parliamo di quelli che più degli altri vengono ritenuti i più pericolosi.

Simulare il telecomando: è quello di cui si favoleggia più spesso nelle discussioni da bar: “Basta simulare il telecomando! Ti piazzi fuori dalla porta ed aspetti che esca di casa il padrone. Quando il padrone aziona il telecomando, registri il segnale del suo telecomando con un apposito ‘aggeggio’ che si compra per 5 euro su Internet. Poi azioni il tasto ‘replay’ e disinserisci il sistema di allarme! Ci riesce anche un bambino!”
La realtà è che aggeggi di questo tipo non ne esistono. Più esattamente non ne esistono più da molti anni. Un tempo, infatti, alcuni sistemi di allarme (ed alcuni sistemi di chiusura delle automobili) si basavano su semplici segnali radio per aprire e chiudere le porte e per inserire e disinserire gli allarmi. Questi segnali erano segnali radio che potevano essere “letti” (“ricevuti”), registrati e re-inviati (aprendo la porta e disabilitando l’allarme). I sistemi di allarme prodotti negli ultimi vent’anni (come pure i sistemi di chiusura delle auto) fanno uso di tecniche di crittografia piuttosto sofisticate per proteggere le loro comunicazioni e quindi questa tecnica non è più utilizzabile.
Interferire con i sensori: Per la stessa ragione, è sostanzialmente impossibile interferire con i sensori. Molte discussioni da bar vertono attorno ai codiddetti “jammer”: miracolosi dispositivi che dovrebbero disturbare le comunicazioni radio tra la centralina ed i sensori ed impedire al sistema di allarme di funzionare. In realtà, i sistemi di alarme “professionali” sono dotati di appositi sistemi anti-jamming: se qualcosa (non importa cosa) interferisce con le comunicazioni tra la centralina ed i sensori viene generato un allarme.
Mettere fuori uso la sirena: Un’altra “idea” che proviene dal cinema e dalle osterie è che basta “zittire” la sirena con la schiuma espansa o, rimuoverla dal muro e infilarla in un secchio di acqua per vanificare lo scopo dell’antifurto. La sirena che pure può venire danneggiata, serve solo a disturbare gli intrusi e rendere identificabile l’appartamento che ha fatto scattare l’allarme in mezzo agli altri quando arriva la pattuglia della Polizia, mentre viene affidato al comunicatore telefonico il compito di avvertire la Forza dell’Ordine e le persone realmente coinvolte nel problema.
Neutralizzare i comunicatori telefonici: Se si vive in condominio, o in una zona periferica o semiperiferica, può essere relativamente semplice individuare i cavi telefonici e reciderli, ma se l’impianto di allarme impiega un combinatore telefonico GSM tale strategia non porta da nessuna parte.
Per concludere, se le cose necessarie vengono tenute in seria considerazione, non sarà facile per un intruso individuare il modo per raggirare il sistema di sicurezza.

Disponendo di una buona manualità, si può installare in autonomia qualsiasi tipo di impianto, ma il fatto che un allarme via radio sia relativamente semplice dal punto di vista meccanico, non significa che possa essere installato con successo da chiunque. A meno che non si voglia installare dispositivi particolarmente banali acquistabili presso i vari supermercati o internet, è necessaria una certa esperienza in quanto durante l’installazione devono essere considerati fattori importanti che se trascurati penalizzano in modo significativo il risultato finale. Inoltre gli antifurti professionali ovvero quelli che meglio garantiscono il risultato in termini di sicurezza, necessitano di una programmazione che nella maggioranza dei casi viene eseguita mediante un PC e con la disponibilità di software specifici a disposizione dell’installatore professionista.

Se l’impianto è di buona qualità e l’installazione viene eseguita da persone competenti e debitamente attrezzate, i falsi allarmi non sono certamente un problema. Infatti, se si impiegano prodotti costruiti da aziende note e certificate, con esperienza consolidata nella progettazione e realizzazione di sistemi wireless, non si hanno sorprese. I falsi allarmi devono essere sempre evitati e qui entra in gioco la capacità tecnica dell’installatore che deve sapere come installare e configurare al meglio le apparecchiature.

Questa è una preoccupazione comune, ma la risposta breve è NO, non sono considerati dannosi per la salute.

Un impianto wireless anche se composto da numerosi componenti, non costituisce un rischio per la salute delle persone o degli animali. In molti pensano che questi dispositivi irradiano onde radio in modo da trasformare le nostre abitazioni in forni a micro-onde, ma la realtà è del tutto diversa. Prima di tutto va detto che la normativa di legge impone che la potenza erogata dalle varie periferiche ( contatti per porte e finestre o rilevatori di presenza ), non deve essere superiore a certi valori ( di solito da 10 a 25 milliwatt ), quindi per fare un esempio pratico di 200 volte inferiore alla potenza erogata da un telefono cellulare. Va aggiunto che i dispositivi via radio funzionano a batteria e quindi da parte dei progettisti vi è la responsabilità di ridurre al minimo i consumi degli apparecchi per evitare troppo frequenti interventi di manutenzione. Il tempo totale di trasmissione effettiva dei sensori in 24 ore si misura in pochi secondi.

Ne consegue che la tossicità per le persone è nulla anche in considerazione del fatto che a differenza del cellulare questi dispositivi sono parecchio lontani dal nostro corpo.

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